Rivello

IL TERRITORIO

Svetta sulla Valle del Noce, adagiato sui crinali dei colli Motta, Serra e Poggio, con un panorama mozzafiato che si schiude davanti agli occhi di chi vi abita, di chi lo vive saltuariamente e di chi vi si addentra per la prima volta. È questo il biglietto da visita di Rivello.

Un comune che conquista per la semplicità tipica di un paesino di montagna mista all’infinito di emozioni scatenate da quell’esplosione di colori della natura in cui è immerso e di spazi aperti che lo circondano.

Un vero e proprio presepe, caratterizzato da casupole addossate le une alle altre come a formare un blocco unico. Incantevole per i turisti che, solitamente, finiscono per associare quella configurazione urbanistica alla forma di un cavallo dormiente o, ancora, a una persona distesa su un letto con la testa ‘raffigurata’ dalla Chiesa di S.Nicola, le ginocchia leggermente flesse dalla Chiesa di Santa Barbara e, a rappresentare i piedi, troviamo invece la Chiesa di S.Maria del Poggio, con le braccia tracciate da due corpose file di case che scendono sui fianchi della collina.

Uno spettacolo nello spettacolo. Gli occhi si riempiono di bellezza in questo luogo, di una bellezza inaspettata, disarmante, invadente, che promana dai materiali poveri di un paesino che odora di antico e che si erge a opera d’arte installata all’interno di un contenitore che non ha bisogno di parole, quello dei boschi che colorano i contorni delle forme mediterranee e che conferiscono a tutto ciò che vi è inscritto un’aria fiabesca, magica, unica.

LE ORIGINI

Sono racchiuse in una frase latina impressa sullo stemma della città, le origini di Rivello, Iterum Velia Renovata Rivellum ossia “Velia di nuovo ricostruita è Rivello” , che rimanda all’antica città di Velia distrutta dai Saraceni attorno all’VIII secolo d.C. Sarebbero stati, dunque, i profughi di questa città tirrenica rasa al suolo a rifugiarsi sul colle Motta, dando origine all’insediamento Revelia che significava appunto “Nuova Velia”. Un’ipotesi che viene corroborata da un documento cartaceo risalente al 1079, esattamente una bolla di Alfano I, Arcivescovo di Salerno. Fu proprio su questa sommità che i Longobardi vi edificarono una delle roccaforti più grandi del Ducato di Benevento.

La parte bassa invece, il Poggio, fu occupata dai Bizantini.

Le due popolazioni, nonostante la vicinanza geografica, non riuscirono mai a trovare un equilibrio per una convivenza pacifica e questo si tradusse nel tempo in una profonda frattura tra le due stirpi, che determinò in seguito la definizione di due centri ben distinti, ciascuno con tradizioni, usi e culti religiosi diversi. Un pezzo di storia rintracciabile e ben custodito nei 23 luoghi sacri sparsi nel comune di Rivello.

Dopo la scissione del Ducato di Benevento, Rivello fu accorpata al Principato di Salerno.

Dominata dai Normanni, dagli Angioini e infine dai Sanseverino, riuscì a ottenere la propria indipendenza dietro pagamento ai principi di Monteleone nel 1576 per essere poi rivenduta a Ravaschiero.

Fu solo nel 1719 che la comunità rivellese conquistò in via definitiva la vera libertà. Un evento storico che viene ricordato e ripercorso ogni anno e che porta la dicitura “Istituta libertas”, fedele alla bolla ufficiale.

IL PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE

Le tante chiese che costellano il territorio rivellese rispecchiano la ricchezza culturale e la varietà di tradizioni religiose che hanno caratterizzato la storia del comune.

Ben 23 chiese si fanno infatti volano di una fede religiosa che un tempo viveva in due culti differenti opposti fra loro: una di origine latina appartenente a Velini e Longobardi e avente come simbolo di massima espressione la chiesa di San Nicola, oggi protettore del paese, l’altra di origine greca, propria dei Bizantini, il cui punto di riferimento era la chiesa di Santa Maria del Poggio.

Si tratta delle due strutture sacre più importanti, intrise di fascino per il loro vissuto e strategiche come posizione al punto da mantenere tutt’oggi la divisione tra i due nuclei della città.

Ma guardiamole da vicino.

La chiesa di San Nicola si presenta con una facciata in stile barocco e tre portali preceduti da una ripida scalinata. Il suo interno, ampio e luminoso, si fregia di altari settecenteschi e tele pregiate come la Pentecoste di Francesco Oliva e l’Adorazione dei pastori di Salvatore Ferrari, accompagnate da numerosi ornamenti in stucco. Affascinante anche l’antica cripta a tre navate di cui è dotata la chiesa.

Quanto a Santa Maria del Poggio, si erge sulla sommità del colle Poggio come una fortezza, con l’abside a strapiombo sulla rupe e una struttura di origini medioevali. Nel tempo ha subìto diversi interventi che l’hanno sopraelevata e ampliata nel corso del XVIII secolo, arricchendola di forme barocche. All’interno è possibile ammirare un fonte battesimale del XVI secolo, un polittico del XVII secolo e diversi dipinti settecenteschi come la Deposizione di Salvatore Ferrari e l’Ultima Cena di Luca Giordano.

Accanto alle due chiese principali del paese spicca un altro monumento: il convento di S. Antonio, caratterizzato da un’ampia facciata preceduta da un portico del 1514 di stampo catalano, decorato con affreschi seicenteschi del Pietrafesa e impreziosito da un bellissimo portone ligneo risalente al XVI secolo. Il chiostro del convento è stato parzialmente abbattuto e ampliato negli anni ’60 del ‘900 e rivisitato con materiali nuovi quali vetro e ferro, in contrasto con il centrale e antico pozzo completamente in pietra.

Suggestivo il Museo civico che occupa il primo piano del convento e che contiene materiale archeologico alquanto loquace e chiarificatore sui rapporti tra greci e indigeni. Di particolare valore una tomba risalente alla seconda metà del VI secolo a.C. e un pezzo di cinta muraria di età classica.

L’ENOGASTRONOMIA

Anche a Rivello, come nella maggior parte dei comuni della Valle, a primeggiare a tavola sono i salumi, in particolar modo salsiccia, soppressata e prosciutto che, contornati da gustose verdure del posto grigliate o saltate, seguono l’immancabile pasta fatta in casa e condita con ragù.

Da non perdere la nota birra artigianale prodotta a Rivello, la Bykes, realizzata con le acque delle sorgenti dell’Appennino lucano.

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