Nemoli

IL TERRITORIO

Si tratta di un piccolo centro abitato posizionato al centro della Valle del Noce, delimitato dai fiumi Noce, Sonante, Torbido e Pulcino, e circondato dalle alte cime dell’Appennino Lucano: Serra Rotonda, Serra Lunga, il monte Coccovello, il Roccazzo e il monte Sirino, alle cui pendici troviamo l’omonimo lago.

Racchiuso tra bellezze naturalistiche incontaminate, il comune di Nemoli sfoggia una vegetazione varia, caratterizzata da alberi da frutto, faggi e oliveti, riscaldati dal giallo delle ginestre che con il loro profumo inebriante rendono idilliaco il passaggio in quelle zone, rese ancor più fiabesche dalla presenza di piccoli animali speciali quali la volpe, la lepre, il tasso, la faina, il riccio e il raro moscardino o piccolo scoiattolo, e sorvolate da corvi imperiali, nibbi e poiane.

Una vera oasi naturale in cui abbandonarsi al sano relax all’aria aperta, dimenticando i ritmi frenetici della quotidianità e il peso ossessivo della tecnologia…

LE ORIGINI

Nacque con il nome di Bosco attorno all’anno 1000, anche se le tracce dei primi insediamenti risalgono al V sec. a.c., come testimoniano piccole statuine di bronzo rappresentanti animali e guerrieri, oggetti che rimandano all’antica popolazione fenicia.

Inizialmente accorpato al comune di Rivello come casale e dominato dai Benedettini di Lauria, conquistò la propria autonomia solo nel 1833 con il nome di Nemoli, dal latino Nemus Olim ossia “una volta Bosco”.

Un cambio-nome avvenuto con apposito decreto borbonico subito dopo la distruzione dell’omonimo paese, Bosco del Cilento, per essere insorto contro i Borbone di Napoli nel 1828.

E solo un secolo più tardi, esattamente l’11 ottobre 1938, i Nemolesi ottennero una propria parrocchia con l’erezione della Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

La sua crescita demografica e geografica è legata ad eventi ben precisi tra cui l’arrivo di una ingente parte di una popolazione scacciata dalla Calabria, i Valdesi, e in seguito la costruzione di una strada consolare detta “delle Calabrie” e voluta da Giuseppe Bonaparte nel 1806. Questa assicurò benessere economico e favorì la nascita di opifici quali ferriere, ramiere e mulini.

Un passato che risuona ancor oggi nell’artigianato alquanto sviluppato del legno, del rame e del ferro battuto.

IL PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE

Girare per Nemoli è come fare un salto nel passato, all’interno di un piccolo borgo medievale, rigato da viuzze dette “strettole”, ospitanti numerose antiche fontane in pietra e impreziosite dalla presenza imponente di maestosi edifici storici che ostentano portali realizzati anch’essi in pietra da scalpellini locali. È tra questi pezzi di storia che si ergono due magnifiche chiese: la seicentesca chiesa Santa Maria delle Grazie e la chiesa del Lago Sirino, accanto alle quali troviamo un altro edificio di grande interesse, Palazzo Filizzola.

Tre contenitori di storia e arte del luogo. Grandi attrattori per chi ama l’arte, il passato, e la conoscenza dell’identità altrui attraverso questi strumenti.

Nella chiesa Madre di Santa Maria delle Grazie sono custoditi oggetti di grande valore: un’edicola lignea raffigurante una Madonnina policroma risalente al 1300, in stile bizantino, collocata sopra l’altare maggiore, un’acquasantiera cinquecentesca e uno stupendo rosone delle vetrate artistiche fiorentine.

Arricchiscono invece la chiesa della Madonna del Lago: un rosone e varie effigi di scuola napoletana, una scultura lignea della Santa Famiglia  e un Cristo realizzato dai maestri artigiani di Ortisei.

L’ENOGASTRONOMIA

I sapori e gli odori della cucina di Nemoli sono quelli di una tradizione ancestrale, richiamata e rivissuta con la classica pasta fatta in casa, verdure, agnello al forno o alla brace ma soprattutto carne di maiale. Non possono mancare infatti sulla tavola nemolese salsiccia, soppressata, capocollo e prosciutti vari.

E per i palati in cerca di piatti gustosi e particolari troviamo la rinomata polenta di Nemoli, a cui è dedicata anche una sagra. Preparata con farina gialla, la polenta viene lavorata a lungo in cottura per poi essere riposta a riposare e raffreddare sotto un canovaccio. Una volta assestattosi, il panetto viene affettato con un filo e condito con sugo di salsiccia o, in alternativa, con peperoni cruschi e patate.

Interessanti anche piatti quali i cosiddetti ghiummarieddi, involtini di interiora,e la “trippa”.

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