Maratea

IL TERRITORIO

Denominata “perla” del Tirreno per la sua naturale “incastonatura” nel Golfo di Policastro, Maratea risulta essere l’unica finestra lucana sul Mar Tirreno.

Caratterizzata da una costa alta e frastagliata, il comune di Maratea si porta dietro i colori e gli odori della montagna, quella su cui nasce, per fonderli con i sapori e gli azzurri del mare.

Ricca di grotte, calette, insenature e isolotti e con una rigogliosa vegetazione è tra le mete turistiche più gettonate della regione.

Suggestiva e panoramica, si snoda su 32 km di costa declinata nelle località di Acquafredda, Cersuta, Fiumicello, la Spiaggia Nera, le Secche, e Castrocucco.

Bellissime e particolari spiagge dai ciottoli colorati che contrastano con i rilievi dell’entroterra, con i pendii scoscesi ricoperti dalla macchia mediterranea.

Una terra caleidoscopica, marittima da un lato e montuosa dall’altro. Una ricchezza naturalistica che riflette quella culturale e turistica, con le tante possibilità che un territorio così variegato può offrire…

Lo splendore del paesaggio marateota è, infatti, un invito a godere di rigeneranti passeggiate attraverso i tanti sentieri che un tempo costituivano i percorsi della transumanza pastorale oltre a fungere da collegamento tra i vari borghi.

Maratea è anche il luogo ideale dal quale partire alla scoperta delle ricchezze naturalistiche dei limitrofi Parchi Nazionali del Pollino e del Cilento o della storia e delle tradizioni dell’entroterra del Lagonegrese e dei caratteristici piccoli paesi della Basilicata.

Il centro abitato nasce arroccato su uno sperone, sovrastato dalla statua del Cristo Redentore in cima al monte San Biagio, monte intitolato al Santo patrono dalla città, intorno al quale si è radicato un culto vividissimo. Da quassù è possibile scorgere i tanti agglomerati urbani che gravitano attorno all’antico borgo, ma non solo. La vegetazione, che si arrampica fiera di sè fino in cima e che tradisce la forte presenza della macchia nell’identità del luogo, cede di colpo il posto allo spettacolare mare del Golfo che, con i suoi riflessi e il suo movimento infinito, cattura lo sguardo distraendolo dal verde sulla roccia.

Un gioco di colori, insomma, che si alternano e si mischiano e che rendono unico e magico questo posto, Maratea!

LE ORIGINI

La “città delle 44 chiese”, dal cospicuo numero di chiesette che la costellano, ha origini antichissime risalenti addirittura all’epoca preistorica.

Sono infatti state rilevate sul territorio, in particolare nelle grotte adiacenti la spiaggia di Fiumicello, tracce di insediamenti umani risalenti ad oltre 40.000 anni fa. I reperti individuati in Località Timpa, una collina a ridosso del Porto di Maratea, risalirebbero invece al 1500 a. C. circa.

Interessante e suggestiva anche l’etimologia del nome: da Thea-maris (“dea del mare”) a Mar-ar-Ethea, il cui significato è “Città dei Grandi Etei”, popolo che, stabilitosi inizialmente sulle rive del Mar Nero, si spostò più tardi verso le regioni occidentali, e presumibilmente anche sul territorio dell’attuale Maratea. Ma accanto alla teoria poetica ve n’è un’altra più razionale e legata alla flora locale: Marath-ia, “la finocchiaia” cioè “Terra di finocchi”, a sottolineare la copiosa presenza di piante di finocchio selvatico.

L’attuale stemma di Maratea raffigura tre torri che si stagliano su un fondo azzuro, emergendo dalle acque con un’aquila bicipite sulla torre centrale. In effetti due di queste torri sono ancora visibili: una si trova nella parte inferiore del Centro Storico, mentre l’altra è stata inglobata nella Chiesa Madre, di cui costituisce il coro. L’eventuale terza viene solitamente identificata con casa Passeri, antistante all’attuale Piazza Buraglia, a metà strada tra le altre due.

IL PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE

IL CRISTO REDENTORE

Vasto il patrimonio culturale e religioso che offre la “dea del mare” con monumenti sacri, luoghi di fede, cappelle, monasteri, costruiti in epoche e stili diversi, culminando poi in quello che rappresenta il simbolo e l’orgoglio dei marateoti, la statua del Cristo Redentore, scolpita dall’artista Bruno Innocenti nel 1965 per volontà del conte Rivetti e collocata sulla sommità del monte S.Biagio, a 640 metri s.l.m., dove si spalanca un belvedere panoramico con vista mare mozzafiato.

Preceduta da una suggestiva gradinata in pietra, la statua è alta 21 metri, tra le più alte del mondo, (si colloca al terzo posto, dopo quella di Rio in Brasile, 38 metri e di Cochabamba in Bolivia, 33 metri), fu realizzata in marmo di Carrara in due anni di lavoro (fu ultimata nel 1965) e donata ai cittadini in luogo della croce commemorativa della Resistenza di Maratea.

Ha un’apertura delle braccia di 19 metri e un volto che ne misura 3, e presenta una particolare configurazione che dà l’impressione che, contrariamente alla realtà, sia rivolta verso il mare.

Sotto la statua è visibile un portico rinascimentale a tre archi, che conserva una cappella barocca del 1619 ed un bassorilievo marmoreo del XVIII sec.

I festeggiamenti in onore di San Biagio durano una settimana, tra la prima e la seconda domenica di Maggio. Il busto argenteo del santo, coperto da un panno rosso, viene portato attraverso un sentiero, fino al paese, dove viene consegnato al Sindaco della città che, tolto il panno, lo mostra ai fedeli.

L’ENOGASTRONOMIA

Curiosa la tradizione gastronomica del luogo che, nonostante le tante contaminazioni subìte dalle regioni limitrofe, continua a prediligere piatti “poveri”, realizzati con ingredienti semplici, frutto della propria terra e del proprio mare.

Tra i primi piatti troviamo, infatti, la pasta fatta in casa, che riflette la più antica delle tradizioni lucane in cucina! E dunque, fusilli, tagliatelle o lagane coi ceci, ravioli ripieni di ricotta, salsiccia e prezzemolo, pappardelle ai funghi e gnocchi al ragù di finocchietto selvatico.

Forte anche qui, come nella maggior parte della Valle del Noce, la vocazione per la carne alla brace, con particolare devozione alla carne suina. Famosa la luganega marateota, tra le pietanze più antiche, nata dall’associazione di salsiccia e soppressata.

E ancora, troviamo un vasto repertorio di piatti di mare tra cui sono da segnalare la spigola alla malvasia, i fusilli con calamaretti e peperoncino e le trote ai pomodorini.

Onnipresente sulla tavola marateota il peperoncino, a rendere ancor più gustosi i piatti del posto, resi molto saporiti anche dalla presenza di legumi, cereali, ortaggi ed erbe aromatiche locali, tra cui spiccano i lampascioni, una particolare varietà di cipolletta selvatica dal gusto deciso, che è possibile consumare da sola o in combinazione con altri piatti.

Molto usate anche le verdure, grigliate negli antipasti e spesso servite come primo piatto, accompagnate quindi da legumi o pasta.

Non mancano, ovviamente, in una terra per gran parte montuosa, formaggi e latticini, con particolare riferimento al Caciocavallo e alla Treccina di massa.

E in coda al pasto, spazio a liquori e rosoli! Una bevanda, quest’ultima, ottenuta con miele, olio di rosa e aromi vari infusi nell’ alcool. Si tratta di un’antica ricetta che prevede l’infusione alcolica per circa 30 giorni di bucce di limoni (oggi anche di arance) rigorosamente sbucciate a mano per evitare l’inclusione della base bianca sottostante e caratterizzata da un gusto amaro.

MARATEA EXPERIENCES

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