Castelluccio Inferiore

IL TERRITORIO

Sboccia ai piedi della Valle del Mercure, all’interno del Parco Nazionale del Pollino a pochi chilometri dai confini della Calabria.
È un piccolo borgo di origini medioevali tradite ancor oggi da numerosi edifici e resti archeologici tra cui tombe, affreschi e anfore. Vicoli caratteristici e affascinanti attraversano l’abitato, guidando la curiosità dei visitatori tra le innumerevoli testimonianze – architettoniche e culturali – di quel passato remoto da cui Castelluccio ha preso forma. Frammenti di storia avvolti e custoditi nel verde della natura che esplode attorno a questo centro abitato con varie sorgenti e con il bosco di cerri Difesa, regalando odori e sensazioni inedite.

LE ORIGINI

Di origini molto antiche e un tempo unito a Castelluccio Superiore, ha conquistato la propria autonomia nel 1813 per mano dei Sanseverino, dal cui capitano di nome Lucio discese la denominazione “Castel di Lucio” e dunque l’attuale “Castelluccio”.
La forte tradizione che lega la cultura lagonegrese a quella cattolica è testimoniata da innumerevoli celebrazioni che si svolgono nel corso dell’anno.

IL PATRIMONIO ARTISTICO E CULTURALE

Di grande interesse per il loro taglio artistico, oltre che per devozione religiosa, sono il Convento e la chiesa della Madonna delle Grazie, site all’ingresso del paese. Una costruzione risalente al lontano 1573 ad opera dei frati osservanti.
Un atrio accogliente precede l’accesso alla chiesa che spicca raggiante in stile romanico. Quattro lesene rendono elegante la facciata sorreggendo il frontone caratterizzato da modanature a gola rovescia. Nella parte centrale della facciata, sopra l’ingresso, risalta una vetrata dalla forma tondeggiante. In alto, invece, al centro del frontone, una piccola finestra ovale.
Sfarzoso l’interno. L’aula liturgica, di pianta rettangolare e in stile barocco, vanta ben 6 altari sui laterali. La solida struttura in muratura è coperta da un tetto a doppia falda accompagnato sulla sinistra da un maestoso campanile a pianta quadrata. Svetta sulla parte alta del paese il Convento di Sant’Antonio, custode di diverse tele del ‘600 e di una splendida Madonna lignea col Bambin Gesù tra le braccia.
A impreziosire una delle piazzette del borgo antico è proprio la chiesa madre di San Nicola, affiancata dal Palazzo marchesale. Lo stile è neoclassicheggiante e l’interno adornato da una ricca serie di dipinti murali. Marmi locali risalenti al ‘700 ricoprono la balaustra del presbiterio ravvivato dai marmi colorati dell’altare, da un particolare fonte battesimale in pietra e dalla presenza del coro.
Altrettanto degni di interesse sono gli opifici situati anch’essi all’ingresso del paese: numerosi stabilimenti che utilizzavano il movimento della corrente d’acqua per trarne forza motrice.

L’ENOGASTRONOMIA

Pasta fatta in casa e salumi. Sono questi i simboli della tipicità gastronomica locale. In particolare i “rascatidd”, fusilli, i “rafaiul”, ravioli di ricotta, i “cavatidd”, gnocchi, e, ancora, “lagan e fasul”, tagliatelle con fagioli sono i piatti che occupano le tavole delle domeniche castelluccesi, seguite da invitanti salsicce alla brace, fette di capicollo e pancetta.
A base di sanguinaccio sono invece i dolci locali, rimpiazzati nel periodo natalizio dai classici ravioli di castagne. “Cannaricoli” e chiacchiere abbondano a Carnevale, mentre è tradizione preparare un panetto a forma di corona, il cosiddetto “buccellato“, nel periodo di Pasqua.

GLI ALTRI COMUNI

Uno sguardo privilegiato su questi luoghi

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